«Ogni cambiamento genera un po’ di apprensione, ma il nostro marchio enologico è fortemente legato al territorio: anche dopo le acquisizioni il reddito generato rimane qui, la produzione anche, i dipendenti rimangono gli stessi. Nessuno investe così tanto per svalutare marchi storici che hanno dato ricchezza alla nostra terra». Armando Serena, presidente del Consorzio di tutela Vini Asolo Montello Prosecco DOP, vede con favore l’interesse degli investitori stranieri sui vigneti di casa nostra. Nella sua denominazione ancora non si sono visti passaggi di proprietà clamorosi, ma forse è solo questione di tempo: «Tutto il mondo del Prosecco DOP è in fermento, c’è grande interesse da parte dei player internazionali» commenta ancora Serena, «e aziende vendono perché manca, a volte, la visione strategica nel futuro, o perché si cerca di entrare in circuiti di una certa importanza. La Ruggeri non aveva certo problemi finanziari, non ha venduto per necessità».
Anche in pianura, tra i filari del Prosecco DOP, lo shopping straniero è considerato indice di buona salute della denominazione: «A chi dice che il successo del Prosecco DOP non continuerà, questa notizia dà una risposta chiara», commenta Stefano Zanette, presidente Consorzio di Tutela Prosecco DOP, «non si investono certe somme se non si ritiene che il prodotto continuerà a crescere nei prossimi anni. In ogni caso, finora si tratta di episodi isolati, non parlerei ancora di trend. In ogni caso non ci dobbiamo spaventare: in Toscana è pieno di compartecipazioni straniere».
Fonte: Corriere delle Alpi
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