Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto di Parma DOP e San Daniele DOP, ortofrutta: ecco come l’Italia è diventata una superpotenza dell’agroalimentare di qualità
Non c’è un politico, nemmeno uno, che non abbia criticato Bruxelles per l’eccessiva regolamentazione comunitaria. Eppure il compito della Commissione Ue è proprio quello di fissare standard comuni per raggiungere gli obiettivi indicati dai politici (eletti dai cittadini dei singoli Stati) che stanno all’Europarlamento. Standard che poi vengono adottati insieme al Consiglio europeo, dove siedono i rappresentanti dei governi dei 27 Paesi membri. Prendiamo il settore alimentare: da almeno 25 anni l’Unione europea ha messo al centro dell’agenda politica l’incremento della circolazione dei prodotti nel mercato unico, la difesa delle eccellenze (oggi minacciate dai dazi di Donald Trump) e le regole per proteggere la salute dei suoi cittadini. Vediamoli questi regolamenti, e quali ricadute per le imprese e i consumatori.
Come nasce la regolamentazione comunitaria
Qualcuno ricorderà gli scandali alimentari degli anni 90: mucca pazza, i polli e le uova alla diossina, il conseguente crollo dei consumi di carne e aziende in crisi. Al tempo non esistevano misure uniformi per affrontare le emergenze che scatenarono il panico nelle opinioni pubbliche. Proprio per evitare il ripetersi di casi simili, la Commissione europea ha proposto rigorose linee guida sulla legislazione alimentare e standard unici per la tracciabilità dell’intera filiera, «dal produttore al consumatore». Il Regolamento 178/2002 è stato adottato nel 2002.
La tutela dei prodotti d’origine
Per proteggere i prodotti agroalimentari tipici, l’Unione ha creato un sistema di marchi come DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il primo indica un vino o un alimento originario di una determinata regione: ogni parte del processo di produzione, trasformazione e preparazione deve avvenire solo in quel territorio specifico, come accade per il Parmigiano Reggiano DOP o il Gorgonzola DOP. Il marchio IGP indica invece la relazione fra il nome del prodotto e l’area geografica specifica dove deve svolgersi almeno una fase del processo produttivo: è il caso della Mortadella Bologna IGP o dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. Per ottenere i marchi DOP e IGP occorre che uno Stato faccia richiesta alla Commissione europea. Una volta ottenuto, nessun può falsificarlo. Ad esempio se un produttore francese vende formaggio con il marchio «parmigiano reggiano», si può chiedere all’autorità francese di bloccarlo. Attualmente nella Ue sono 3.457 i prodotti a denominazione di origine e a indicazione geografica protetta (261 extra-Ue).
E l’Italia è il Paese che conta più prodotti protetti: 891, contro i 773 della Francia e i 387 della Spagna. Il sistema è diventato un volano per i prodotti agroalimentari, stimolando la competitività tra impresa, e oggi complessivamente garantisce alla Ue un fatturato di 80 miliardi di euro.
Contraffazione e falso Made in Italy
L’Italia è anche tra le nazioni che più beneficiano della «DOP economy»: secondo il rapporto Ismea-Qualivita vale 20,2 miliardi di euro (11,5 miliardi arrivano dall’export) e coinvolge 194 mila imprese e 850 mila occupati.
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