Nocciola del Piemonte IGP: in Piemonte crolla la produzione della tonda gentile con una riduzione tra il 40 e il 70% degli ettari coltivati
La corilicoltura piemontese chiede aiuto. Le ultime tre stagioni, segnate da condizioni climatiche avverse e marcati attacchi parassitari, hanno messo a dura prova la tenuta del settore che nell’ultima raccolta ha registrato cali produttivi molto pesanti: si parla di una riduzione tra il 40 e il 70% rispetto alla capacità produttiva potenziale per ettaro.
L’aumento dei prezzi non ha compensato i maggiori costi
«Il reddito non è arrivato a coprire il 50% di quello atteso da un’annata normale», segnala Dino Scanavino, presidente della cooperativa Corifrut che raggruppa 130 soci tra Asti, Alessandria, Cuneo e Torino. Coldiretti Piemonte ha segnalato l’emergenza alla Regione chiedendo di promuovere una ricerca scientifica per analizzare le cause di quanto sta avvenendo: «Servono risorse economiche e umane da concentrare sui principali aspetti che condizionano la gestione del noccioleto, mettendo insieme i vari enti di ricerca e divulgando, al termine, i risultati ottenuti in maniera efficace», segnala Mauro Bianco, presidente di Coldiretti Alessandria e membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega al settore corilicolo.
In Piemonte gli ettari coltivati sono 28 mila per un potenziale produttivo di 300 mila quintali molto ambiti dal mercato: «Solo alla Novi Elah Dufour, con la quale Coldiretti servono oltre 30 mila quintali di nocciole in guscio l’anno. Se non si ritrovano soluzioni urgenti, il divario tra domanda ed offerta, anziché ridursi, si accentuerà», avverte Giovanni Rosso, direttore di Coldiretti Asti.
La ricetta della Regione
Ricerca e nuovi farmaci, questa la ricetta dell’assessore all’agricoltura Paolo Bongioanni per salvare il settore. Nell’ultimo bilancio la Regione ha messo sul tavolo della ricerca 750 mila euro. «Finanzieremo gli studi della Fondazione Agrion con 250 mila euro all’anno – spiega l’assessore – per creare, in tre anni, una nuova nocciola rotonda gentile IGP, resistente a malattie, siccità e troppa umidità». La corilicoltura però non può aspettare tanto. «Intanto correremo ai ripari autorizzando nuovi agrofarmaci – conclude – Mercoledì ci incontreremo per vedere quali, seguendo la scia di altre Regioni come il Lazio e la Campania che lo hanno già fatto».
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Fonte: LaStampa.it