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Addio mango, tanti saluti alla papaya: si torna all’antico. Alla cara e vecchia mela, compagna d’infanzia e simbolo di salute. Non poteva che partire dal Trentino, regione che garantisce oltre la metà della produzione nazionale, la campagna di rilancio di un frutto che la voglia di esotismo, sorretta da un’intensa propaganda sulle virtù più o meno misteriose dei prodotti d’importazione, aveva confinato ai margini della nostra dispensa. Un’inversione di tendenza che si spiega con più ragioni. La più significativa: scegliere avocado, rambutan e maracuja di questi tempi appesantisce il carrello della spesa. La più tradizionale: la mela è un frutto che impariamo a conoscere fin dai primi pasti e non abbandoniamo più. Una mela al giorno può togliere la crisi d’intorno: più che uno slogan,
sta tornando a essere una realtà. Specialmente in una regione che, grazie ai prodotti alimentari, tiene a galla il fatturato con l’estero: solo con le mele si è registrato un incremento del 16 per cento. Fatto isolato, almeno qui: nella maggior parte degli altri settori, si fatica ancora.