L’interpretazione italiana, che voleva il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ratificato solo a livello comunitario, ha perduto: dovrà passare al vaglio di ogni parlamento nazionale, come volevano Germania e Francia, aumentando la possibilità che non entri in vigore mai. L’accordo prevede, oltre all’eliminazione dei dazi, la protezione di oltre 140 indicazioni geografiche europee, 41 delle quali sono italiane, l’accesso a tutti i tipi di appalti pubblici a tutti i livelli, la protezione degli investimenti attraverso una corte per la risoluzione delle dispute, il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei certificati di conformità.
Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha affermato che “dal punto di vista tecnico c‘è una differenza sostanziale tra Ceta e Ttip in termini di ampiezza del negoziato, in particolare per ciò che concerne i capitoli cooperazione regolamentare e regole” e che “dal punto di vista politico, il Ceta è un accordo importante, perché dà accesso agli appalti pubblici e riconosce, se pure in modo non completo, le indicazioni geografiche, per la prima volta in un paese anglosassone extra Ue. Entrambi questi obiettivi sono ancora lontani dall’essere raggiunti nel negoziato Ttip”.
Fonte: Euronews