Con oltre il 90% della superficie coltivata a uva moscato, Castiglione Tinella, nel Cuneese, è fra i comuni più vitati d’Italia. Questo «oro» della terra, insieme con il lavoro dei vignaioli che da secoli modellano colline di una bellezza struggente, viene celebrato con le poesie . Soltanto che i versi non sono riportati su carta: ad ospitarli è il vigneto, anima e corpo di una forma letteraria.
Con il progetto «Versi in Vigna», Castiglione Tinella diventa il paese dell’uva che diventa lavagna. Così, sei antichi vigneti, scelti per posizione e pendenza su diversi versanti, custodiscono altrettante poesie composte in cinque versi liberi da Lorenzo Dulevant, poeta nato in questo paese nel 1929, e dall’attuale sindaco Bruno Penna. Le poesie appaiono attraverso 489 lettere bianche a caratteri cubitali fissate su reti antigrandine che «abbracciano» il corpo del filare. Un esempio di versi? «Rubano perle/alle siepi d’oro dei moscati/mani svelte/ bianche del mattino/rovistano vesti arrese».
L’area scritta si estende per 500 metri quadrati: le poesie sono visibili fino a 450 metri di distanza lungo i sentieri naturalistici e dai crinali. Alcune si notano già dalla strada provinciale che costeggia il paese (in tanti accostano l’auto per fotografarle), altre sono state installate in vigneti più nascosti per offrire agli amanti del trekking un motivo in più per raggiungere il parco paesaggistico e letterario. I testi possono essere letti anche in inglese attraverso cartelli con codice Qr.
L’allestimento, unico al mondo – il marchio sarà registrato – vuole essere un’ulteriore azione promozionale per il territorio Patrimonio Pagina Foglio dell’umanità Unesco di Langhe, Roero e Monferrato. Spiega Penna: «Immaginiamo la vigna su una pagina di carta: ecco che ogni filare diviene il rigo per un verso con il suo andare a capo. L’atto formale della poesia e la ripetuta azione del contadino trovano così il loro punto d’incontro».
È stato un piano condiviso da tutta la comunità: dai bambini agli anziani, e persino il parroco ha partecipato alla realizzazione delle scritte. «Versi in Vigna» sarebbe piaciuto alla contessa di Castiglione, quella Virginia Oldoini andata in sposa a Francesco Verasis Asinari conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella, «femme fatale» del Risorgimento, che fu musa di se stessa coltivando il culto della bellezza. Dalle pose nelle fotografie di cui ideava anche la scenografia, della nobildonna si coglie un tratto artistico audace che, proprio come una poesia, va oltre il proprio tempo.
Fonte: La Stampa