Gianduiotto IGP, via libera al disciplinare per l’ottenimento dell’indicazione geografica protetta. Il Comitato esulta, l’azienda rilancia: “L’Europa preveda una tutela per noi”
Tutti d’accordo. O quasi. Alla lettura pubblica del disciplinare per la produzione del “Giandujotto di Torino IGP” (indicazione geografica protetta, ndr) organizzata ieri al Best Western Hotel Luxor di corso Stati Uniti tutti i presenti fugano gli ultimi dubbi. Ma sono questioni marginali, dal confezionamento nella sede di produzione alle correzioni alla ricetta sulla quantità di vaniglia e lecitina: la bozza è condivisa da produttori, aziende e istituzioni del territorio.
Il Comitato formato da 40 aziende e artigiani del cioccolato torinese, presieduto da Guido Castagna, si compatta e tira la volata finale per ottenere l’agognato riconoscimento.
Le linee guida del Giandujotto IGP sono contenute in una manciata di pagine. L’unica forma ammessa è quella di un prisma triangolare con gli spigoli arrotondati. Il sapore è dolce,
intenso e persistente, con un leggero finale amaro. Soprattutto, è stata trovata la convergenza sugli ingredienti obbligatori: Nocciola Piemonte IGP tostata in una quantità variabile dal 30% al 45%, zucchero semolato di barbabietola o zucchero di canna raffinato fra il 20% e il 45%, oltre al cacao (in fave, burro o in polvere) per un minimo del 25%.
Niente latte, pietra dello scandalo del primo scontro con il gruppo Lindt Sprüngli di cui fa parte il marchio storico Caffarel.
«E un momento importante per il nostro Piemonte, è come se oggi cementassimo il nostro giandujotto a questa terra, al suo territorio e alla sua tradizione – spiega il presidente della Regione Alberto Cirio tra una foto con i prodotti presenti e un racconto della sua produzione di nocciole – Far le cose buone è importante, ma poi bisogna anche proteggerle». Ieri si è quasi chiusa la procedura nazionale per il riconoscimento IGP.
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Fonte: La Stampa